Cosa c'è dietro
Instagram è la tua vetrina. Chi ti conosce a un caffè, chi riceve un tuo messaggio, chi sente il tuo nome da un amico: prima di risponderti, apre il profilo. Gli dà circa 3 secondi. In quel tempo deve capire chi sei e perché dovrebbe seguirti.
Il profilo è lo specchio di quello che sei. Se è disordinato, vuoto o pieno di polemiche, il messaggio che hai mandato perde forza anche se era perfetto. Per la strategia (di cosa parlare e a chi) c'è la scheda sul personal branding.
La parte alta
La foto deve far capire chi sei: il tuo viso, ben visibile, non un paesaggio.
Il nome dev'essere facile da trovare, con una parola della tua nicchia. Anche nella bio puoi mettere 1 o 2 parole chiave o hashtag: ti aiutano a comparire nelle ricerche.
La bio parte dal perché, poi il come e il cosa (l'idea è di Simon Sinek, Partire dal perché). Aggiungi un'informazione del momento, quello che stai facendo in questo periodo, e chiudi con un invito chiaro. In bio metti un link a un modulo per chi vuole contattarti.
Le storie in evidenza: 5 o 6, aggiornate. Chi sono, la mia storia, cosa offro, recensioni, risposte ai dubbi più frequenti.
Il feed: le ultime 9 foto
Instagram è nato per le foto, e il profilo non cresce solo con le storie. Le storie completano il feed, non lo sostituiscono. Chi apre il profilo vede per prime le ultime 9 foto: sono loro il tuo biglietto da visita.
Guarda la griglia tutta insieme. Si capisce subito cosa fai, o è un mucchio confuso? Prima di pubblicare cose nuove, archivia i post vecchi che confondono.
Per dare un'identità visiva:
- Scegli un colore dominante e restagli fedele.
- Usa un solo filtro, magari personalizzato.
- Se vuoi cambiarlo, fallo ogni 10 foto circa, non ogni 3 o 6: con i multipli di 3 la griglia si divide in blocchi netti. Ogni decina di foto il passaggio si sfuma.
Un ritmo sostenibile: 2 post a settimana per la prima impressione, 3 storie al giorno per tenere il legame con chi ti segue già.
Le storie
Le storie vivono per la spontaneità e la velocità. Spariscono dopo 24 ore, e proprio per questo vengono percepite come più vere: l'occasione di vedere una cosa che poi non ci sarà più.
Usa i sondaggi e le domande. Sono il modo più semplice per far rispondere chi ti guarda, e ogni risposta è una conversazione che puoi continuare in privato.
Spontanee non vuol dire sciatte. Cura l'estetica: testo leggibile, poche cose per volta, un ordine che si ripete.
Quanto lavoro e quanta vita? Negli appunti la proporzione era 80% vita privata e 20% lavoro. Le persone seguono una persona, non una vetrina di offerte.
Come capire se funziona
Guarda quante delle persone che visitano il profilo poi ti seguono. Se tanti lo aprono e pochi restano, il problema non sono i contenuti: è il profilo. Rileggi bio, storie in evidenza e griglia. I numeri di riferimento sono nella scheda sui video brevi che vengono visti.
Errore da evitare
Inseguire le persone nei messaggi con un profilo vuoto alle spalle. Chi riceve il tuo messaggio controlla chi sei. Se trova un profilo curato e vivo, è più facile che sia lui a scriverti. Prima sistema la vetrina, poi apri la porta.
Fonti: appunti di formazione; appunti di una giornata di formazione sui social media, 2023. 5 min di lettura.