Cosa c'è dietro
Siamo quello che facciamo ogni giorno. L'eccellenza non è un atto, è un'abitudine (la frase si attribuisce di solito ad Aristotele, nella riformulazione dello storico Will Durant).
Le abitudini creano automatismi. È il loro pregio: non devi decidere ogni volta. Ma se sono cattive, l'automatismo lavora contro di te. Il telefono in mano appena sveglio, lo snack davanti alla televisione, il "lo faccio domani". Non ci pensi, succede.
Per questo i grandi cambiamenti passano dai dettagli, e i dettagli si sistemano con le abitudini. Giorno dopo giorno, le abitudini scolpiscono la persona che diventerai.
Cosa la tiene in piedi
Quasi ogni cattiva abitudine dà un piacere immediato. Il cervello lo registra con la dopamina, la sostanza legata alla ricompensa, e chiede di ripetere. Toglierla e basta lascia un vuoto, e il vuoto si riempie con la vecchia abitudine.
Quando sei giù, quindi, non chiederti solo cosa smettere. Chiediti da dove prendere quel piacere in un modo diverso: una camminata, una telefonata a una persona che ti fa bene, 10 minuti di musica, un allenamento breve.
Vale anche per i pensieri. In formazione la chiamavano legge della sostituzione: non puoi tenere in testa 2 pensieri opposti nello stesso momento. Invece di combattere quello vecchio ("tanto domani lo faccio"), occupa il posto con uno nuovo ("adesso faccio solo i primi 5 minuti").
4 mosse
Gradualità. Cambia le piccole abitudini un po' alla volta, non tutte insieme da lunedì. Un cambiamento brusco pesa, e quello che pesa si abbandona.
Togli gli inneschi. Ogni cattiva abitudine ha un innesco: un luogo, un'ora, una persona, un oggetto. Se il telefono dorme sul comodino, lo prenderai. Spostalo in un'altra stanza. A volte serve cambiare proprio ambiente.
Allena il carattere. La volontà non è un dono, è un muscolo. Ogni giorno prendi di nuovo la stessa decisione, senza darti per vinto se ieri sei ricaduto.
Inizia. È la cosa più difficile. Non serve iniziare da tutto, serve iniziare da qualcosa. E devi crederci davvero, altrimenti alla prima fatica trovi un motivo per smettere.
La tecnica dei 5 secondi
Quando non hai voglia di fare una cosa che sai di dover fare, conta all'indietro da 5 e falla. 5, 4, 3, 2, 1, e ti alzi. La tecnica l'ha resa nota l'autrice statunitense Mel Robbins. Funziona perché non lascia alla mente il tempo di trovare una scusa.
Più motivi che scuse
Durante un evento di formazione l'hanno messa così: quando hai più motivi che scuse, porti a casa il risultato. Quando hai più scuse che motivi, no. Se ogni volta ti servisse qualcuno che ti motiva da fuori, dovresti chiederti perché.
Uno strumento semplice per tenere i motivi davanti agli occhi: una pagina al giorno con 3 parti.
- Diario: cosa hai fatto oggi, cosa è andato bene.
- Una frase da ripeterti, scritta al presente ("sono una persona che si allena").
- Gli obiettivi di domani.
Il ciclo
Un altro schema emerso in aula: fissa obiettivi chiari, visualizzali, ripetiti la tua frase, mantieni un atteggiamento positivo, agisci con costanza. Poi fermati e rifletti su cosa ha funzionato. Il passo che tutti saltano è l'ultimo, ed è quello che ti fa correggere.
Sul perché le abitudini piccole pesano tanto nel tempo, vedi Quando lavori tanto e non vedi ancora niente.
Errore da evitare
Contare solo sulla forza di volontà e lasciare tutto com'è intorno a te. Se l'ambiente resta lo stesso, prima o poi vince l'abitudine vecchia.
Fonti: appunti di formazione; note di eventi di formazione, 2023. 5 min di lettura.