Cosa c'è dietro
Insegnare vuol dire mettere dentro: informazioni, tecniche, frasi. Educare, dal latino educere, vuol dire tirare fuori quello che la persona ha già e non sa ancora di avere. Si attribuisce a Michelangelo un'idea simile: la statua era già nel marmo, lui aveva solo tolto il superfluo. Chi guida fa tutte e 2 le cose, in un ordine preciso: prima fai innamorare le persone di quello che fanno, poi le educhi, poi le formi. Se parti dalla formazione con chi non è ancora innamorato, gli dai nozioni che non userà.
La correzione sta dentro l'educazione. E per correggere senza spegnere devi cambiare il modo in cui guardi l'errore.
L'errore è un tentativo
Un errore non è una seccatura da liquidare in fretta. È un tentativo di trovare la strada. Chi sbaglia, almeno, si è mosso.
Chi fa impresa deve imparare a scottarsi senza bruciarsi: sbagliare abbastanza da capire, non tanto da farsi male sul serio. Si impara in 2 modi, per ispirazione o per sofferenza. Un formatore aggiungeva: per migliorare devi unire l'errore al dolore. Un errore che non ti è costato niente lo rifai.
Genitore e giardiniere
Chi guida ha 2 ruoli.
Il genitore loda e corregge. Interviene dopo, sul fatto compiuto.
Il giardiniere previene e protegge. Interviene prima. Con una persona nuova vuol dire avvisarla degli errori che fanno quasi tutti all'inizio, prima che li faccia lei, e tenerla lontana dalle situazioni che non è ancora pronta a reggere.
La metafora continua. Il seme è uguale per tutti: lo stesso metodo, le stesse frasi, le stesse informazioni. Cambia il terreno, cioè lo stato emotivo di chi lo riceve. Il giardiniere sei tu. Quando lo stesso consiglio attecchisce in una persona e non in un'altra, guarda il terreno prima di cambiare il seme.
Quando hai a che fare con le persone, hai a che fare con i loro stati d'animo. Una correzione detta a chi ha appena ricevuto 3 no non arriva come una correzione: arriva come una bocciatura. Come leggere il momento è in Dire le cose senza ferire nessuno.
3 lodi, 1 correzione
Concentrati sul buono. Per ogni correzione, 3 lodi. Cerca 3 cose fatte bene: ci sono sempre. Se non le trovi, non hai osservato abbastanza. E conta anche il posto:
- le lodi in pubblico, davanti al gruppo, con il nome e il fatto preciso;
- le correzioni in privato, sempre.
Davanti agli altri la persona pensa solo a difendersi e non sente niente di quello che dici. Una lode in pubblico invece lavora 2 volte: su chi la riceve e su chi ascolta, che capisce cosa conta nel gruppo.
Correggi sempre il comportamento, mai la persona: "quel messaggio era troppo lungo", non "sei disordinato". Fallo presto, appena sei solo con lei, non settimane dopo. E una cosa alla volta: se ne elenchi 5, non ne sistema nessuna.
Non risolvere al posto suo
Quando qualcuno ha un problema, la tentazione è risolverlo tu. È più veloce. Ma la volta dopo torna con lo stesso problema. Il tuo lavoro è far crescere la persona finché diventa più grande del problema. Un formatore diceva di essere grato ai problemi: sono il momento in cui le persone crescono.
Si impara meglio divertendosi
L'apprendimento è figlio del divertimento. Si impara quando si è coinvolti e lo stato d'animo è buono. Questo non vuol dire che debba essere facile: se non sudi, non impari. La fatica fa crescere. La paura di sbagliare, invece, insegna solo a nascondere gli errori.
Errore da evitare
Correggere a caldo, davanti agli altri, tutto insieme. La persona ricorda l'umiliazione, non il contenuto. Aspetta di essere da solo con lei, scegli una cosa sola e dilla insieme a quello che ha fatto bene.
Fonte: appunti di formazione. 3 min di lettura.