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Rispondi così

Quando un'emozione ti prende il volante

Non scegli cosa provi, ma scegli su cosa ti concentri, che significato dai ai fatti e cosa fai subito dopo. Ecco le 3 decisioni da prendere quando un'emozione ti travolge, le 10 che arrivano di sicuro quando passi all'azione e come scaricarle sulla carta.

Frasi pronte da usare

Cosa c'è dietro

Le emozioni guidano le azioni più di quanto ammettiamo. Il problema non è provarle: è lasciare che decidano al posto tuo. Un formatore lo diceva così: non devi farti guidare dalle emozioni, devi guidarle tu.

C'è anche un tranello. La vita è fatta di momenti dolorosi e di momenti bellissimi, ma tendiamo ad amplificare i primi e ad attenuare i secondi. Una critica ti pesa per una settimana, un complimento per un'ora. Il lavoro da fare è il contrario: ridurre gli stati dolorosi e allargare quelli belli.

Una vecchia storia lo riassume. Dentro ognuno ci sono un lupo buono e un lupo cattivo. Vince quello che nutri.

3 decisioni

Quando qualcosa ti scuote, in aula si proponevano 3 decisioni da prendere subito:

  1. Su cosa ti concentri. Sul problema o sulla soluzione? Su quello che controlli o su quello che non controlli? Sul passato, sul presente o sul futuro? Dove metti l'attenzione, lì va l'energia.
  2. Che significato dai a quello che è successo. Il fatto è uno, i significati possibili sono tanti, e l'unica persona che sceglie quale tenere sei tu. "Mi ha detto no, non valgo niente" e "Mi ha detto no, oggi non era il suo momento" partono dallo stesso fatto.
  3. Cosa fai adesso. Una decisione senza una prima azione non è ancora una decisione.

Per arrivarci hai 3 leve: focus, linguaggio e fisiologia (le trovi anche in Togliere quello che ti frena). La più rapida è il corpo: come stai in piedi, come cammini, come parli. È più facile alzare l'energia fisica che quella mentale, e la prima si porta dietro la seconda. Il linguaggio è quello che ti dici da solo: spesso sei il tuo critico più duro.

Chi le gestisce bene

Durante un evento di formazione sono stati elencati i tratti di chi gestisce bene le proprie emozioni:

  • non si sente vittima dei propri stati d'animo;
  • non spreca tempo a piangersi addosso;
  • non lascia agli altri il controllo del proprio umore;
  • non spende energie su quello che non può controllare;
  • non ripete sempre gli stessi errori;
  • non lascia che gli alti e bassi decidano la sua giornata.

Le emozioni da mettere in conto

Quando passi all'azione, alcune emozioni arrivano di sicuro. Un formatore le chiamava i 10 mostri con cui convivere: disagio, paura, sentirsi offesi, rabbia, frustrazione, delusione, colpa, inadeguatezza, sentirsi sopraffatti, solitudine.

Saperlo prima cambia molto. Quando arrivano non pensi "c'è qualcosa che non va in me". Pensi "eccolo, era in lista".

Le 2 paure più comuni sono la paura di non essere all'altezza e la paura di non essere apprezzati, cioè del giudizio. La risposta proposta in aula: sostituisci l'aspettativa con l'apprezzamento. Guarda quello che hai adesso, e le persone che hai intorno, prima di quello che ti manca.

Sulla paura c'è una lettura utile: è il modo in cui la vita ti chiede concentrazione. E la paura e la speranza fanno fatica a stare insieme: quando cresce una, cala l'altra.

Scriverle

Il modo più semplice per gestire un'emozione è scriverla. Un formatore faceva un paragone con il corpo: per le scorie fisiche ha diversi modi di buttarle fuori, per le emozioni negative no, e uno va aggiunto. La sua proposta era una lista da scrivere ogni mattina, e ogni volta che serve, con tutto quello che pesa, senza filtri. La scrivi, la chiudi, vai avanti. Le cose non dette diventano malumori, i malumori diventano problemi, i problemi litigi.

Per le sofferenze che tornano spesso, 4 domande:

  1. Quali sono le 2 sofferenze che affronti più spesso?
  2. Cosa le fa scattare?
  3. Come ti comporti quando succede?
  4. Cosa puoi fare per interrompere il giro?

Empatia, non emotività

Con gli altri vale una distinzione. L'empatia è capire le emozioni di chi hai davanti restando lucido sulle tue. L'emotività è farti trascinare dalle emozioni degli altri. La prima ti tiene saldo in una conversazione difficile, la seconda ti fa perdere il filo.

Per ritrovare il tuo stato migliore e capire qual è la tua "casa emotiva", vedi Quando ti sembra di non essere andato da nessuna parte.

Errore da evitare

Prendere decisioni importanti nel picco di un'emozione. Prima cambia stato: muoviti, scrivi, aspetta un'ora. Poi decidi.

Fonti: appunti di formazione; note di eventi di formazione, 2023. 5 min di lettura.

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