Vai al contenuto
Rispondi così

Cominciare la giornata dalle cose difficili

La giornata si decide nelle prime ore. Ecco una routine del mattino semplice, perché le cose difficili vanno fatte per prime, come lavorare a compartimenti stagni e come accorgerti in tempo che stai rallentando.

Frasi pronte da usare

Cosa c'è dietro

Se la mattina parti dai messaggi, la giornata la decidono gli altri. Arrivi a sera stanco, con tante cose fatte, e quelle importanti ancora lì.

Un relatore, durante un evento di formazione, la metteva così: ti svegli, guardi la lista delle cose da fare e cominci dalle più difficili. Di solito sono anche quelle che portano risultati: la telefonata a un cliente, l'appuntamento da chiedere, la proposta da mandare. Le cose facili si fanno anche da stanchi. Quelle difficili, se le lasci al pomeriggio, trovano sempre un motivo per slittare a domani.

Se guidi altre persone c'è un motivo in più. Chi ti segue guarda cosa fai per primo. Se ti vede cominciare dalla cosa difficile, impara che si fa così.

Una routine del mattino

Negli appunti di più eventi tornano le stesse voci, con orari e quantità diversi. Prendile come un menù, non come un obbligo:

  • muoverti: palestra, una corsa, anche 20 minuti di camminata;
  • leggere qualche pagina di un libro;
  • un video o un audio che ti insegna qualcosa;
  • qualche minuto in silenzio per meditare, pregare o pensare al perché fai quello che fai;
  • chiamare una persona positiva;
  • allenare ogni giorno una competenza lunga, come una lingua straniera.

Non serve farle tutte. Serve fare quelle che scegli tutti i giorni, non quando capita. E tra le cose quotidiane ce n'è una da non saltare mai: parlare con almeno una persona nuova.

Il tubo delle attività

Un'immagine usata in aula: il tuo lavoro è un tubo. Da una parte entrano le attività (contatti, inviti, presentazioni). Dall'altra escono i risultati: qualcuno che compra, qualcuno che vuole lavorare con te, qualcuno che oggi non è interessato. Anche l'ultimo è un risultato, se gli chiedi qualche nome (vedi Quando un no diventa 3 nomi).

Quando smetti di mettere attività, nel tubo si apre un vuoto. Non lo vedi subito. Lo vedi 2 o 3 settimane dopo, quando non esce niente. Per questo la frase che girava era dura ma utile: se il tubo è vuoto, stai diventando pigro. Non è un giudizio su di te. È un indicatore da controllare ogni settimana, prima che il vuoto arrivi in fondo.

Compartimenti stagni

Vale solo quello che fai con concentrazione. Una lente d'ingrandimento accende un foglio solo se tieni fermo il raggio sullo stesso punto.

Lavora per compartimenti stagni: un blocco di tempo, un'attività sola. Nel blocco delle telefonate fai telefonate, non rispondi alle mail. Metti il telefono su "non disturbare" e impara a usarlo, invece di farti usare da lui.

Lo stesso principio vale per le persone e per i luoghi. Se segui un gruppo, per una settimana concentrati su una persona, poi passa alla successiva, come si fa a rotazione con i campi da coltivare. Se lavori sul territorio, prima copri bene la zona vicina, poi allarghi.

I colori delle priorità

Un modo visivo per ordinare la lista, emerso in formazione:

  • rosso: urgenza massima, da fare oggi;
  • arancione: urgente;
  • giallo: importante, ma può aspettare qualche giorno;
  • verde: rimandabile.

Rosso e arancione vanno nelle prime ore. Se a fine settimana il verde è tutto fatto e il rosso no, hai lavorato al contrario. Per scegliere cosa merita il rosso, vedi Trovare tempo per le cose che contano.

Gli strumenti sono 3: un'agenda (di carta o digitale), una lista di cose da fare e un breve resoconto serale di quello che hai fatto davvero. La pianificazione è la differenza tra il professionista e l'improvvisatore.

Errore da evitare

Riempire la mattina di cose utili ma facili (riordinare, rispondere, sistemare il profilo) e chiamarla produttività. Se alle 11 non hai ancora fatto la cosa che ti pesava di più, ricomincia da lì.

Fonti: appunti di formazione; note di eventi di formazione, 2022. 4 min di lettura.

Ancora in "La testa"