Cosa c'è dietro
Si dice che il tempo è denaro. È falso: il tempo è vita. Dire "non ho tempo" è dire "non ho vita". E anche non gestirlo è una scelta.
Immagina una banca che ogni mattina ti accredita 86.400 euro e ogni notte cancella quello che non hai speso. Useresti ogni centesimo. Quella banca esiste: ogni giorno ricevi 86.400 secondi, e quelli non usati non tornano.
Il tempo non è mai neutro. Ti avvicina o ti allontana da quello che vuoi. E con il tempo puoi guadagnare denaro, ma con il denaro non ricompri il tempo.
I 10 ladri
Il ladro più grande è l'abitudine. Ecco i più comuni:
- Fare troppe cose insieme. Una cosa alla volta, fatta bene.
- Disorganizzazione. Quante sveglie metti la mattina? 5 minuti rimandati ogni giorno, per anni, diventano mesi.
- Dormire male o troppo. Spesso è un segnale: cena pesante, nessun obiettivo, voglia di scappare.
- Fretta. Lento nel pensiero, veloce nell'azione.
- Non saper dire di no. Se non dici no quando serve, stai dicendo no alla tua vita.
- Non delegare. "Faccio prima da solo" funziona una volta, poi diventa una prigione.
- Non sapere come fare. Mancano informazioni o formazione.
- Distrazioni. Guarda il contatore del tempo di utilizzo sul telefono. Spesso è una sorpresa amara. Il dettaglio lo noti solo quando sei concentrato.
- Lavorare senza appuntamenti. Lavora per appuntamenti, con orari precisi.
- Non avere priorità. Senza un ordine, tutto sembra urgente.
Pianificare prima di fare
Il tempo meglio investito è quello per pianificare. Negli appunti si consigliavano 2 o 3 ore a settimana.
Dividi gli impegni in A (priorità assoluta), B (priorità minore), C (non urgente). Per la matrice urgente e importante e qualche regola veloce, vedi Quando tutto sembra urgente. In agenda metti prima gli impegni fissi, poi quelli variabili partendo dalle A.
Per scegliere, 4 domande:
- Cosa mi avvicina di più al mio scopo di oggi, del mese, dell'anno?
- Cosa porta più beneficio al gruppo o ai clienti?
- Cosa mi fa crescere di più?
- Cosa, se non lo faccio, mi fa meno danni? Quello è il primo da tagliare.
L'economista Vilfredo Pareto osservò che in molti fenomeni circa l'80% degli effetti viene dal 20% delle cause. Col tempo è uguale: una piccola parte delle attività produce quasi tutti i risultati. Dagli più spazio.
Il ritorno del tempo
Ragiona sul tempo come su un investimento. Per ogni attività chiediti cosa ti restituisce: un cliente, una competenza, una relazione, riposo vero. Se la risposta è niente, è una spesa.
Un'idea che sembra un paradosso: crescere molto è più facile che crescere un po'. Se punti a fare il doppio, passi la giornata a mantenere quello che hai. Se punti molto più in alto, sei costretto a rendere automatico l'80% della tua routine: orari fissi, decisioni già prese, liste pronte. Così l'energia va alle cose nuove.
Una giornata tipo suggerita in formazione: la mattina lettura, allenamento e formazione, il pomeriggio appuntamenti. Le ore in cui sei più lucido vanno a te, quelle dopo agli altri. Per una routine del mattino e il lavoro a blocchi, vedi Cominciare la giornata dalle cose difficili.
I sospesi
Le situazioni in attesa rubano tempo e testa. In formazione si sosteneva che la probabilità di chiudere qualcosa cala a ogni rinvio: è alta al primo incontro, bassa al secondo, quasi nulla al terzo.
Non vuol dire mettere fretta alle persone. Vuol dire non trascinare per settimane richiami e attese. Dai tempo, ma chiedi una data e una risposta chiara. Anche un no è una risposta che libera tempo a tutti e 2.
Con chi lo investi
Gestire il tempo è anche scegliere con chi passarlo. Ci facciamo ingannare dal ritorno immediato: dedichiamo energie a chi parte fortissimo e sparisce, invece che a chi impara piano ma resta.
La proposta era distribuire il tempo in proporzione all'impegno. La parte principale a chi è più attivo. Una parte a chi sta nel mezzo, con obiettivi chiari e un momento per verificarli. Il minimo a chi non si muove: non lo abbandoni, ma non disperdi energie dove non c'è volontà. Se segui tutti allo stesso modo sei una lampadina al neon. Serve un laser.
Non è una selezione che fai tu. È un'autoselezione: ognuno sceglie quanto impegnarsi. E prima di valutare gli altri, una volta al mese, chiediti in quale gruppo sei tu.
Per l'analisi mensile, conta quante di queste 7 abitudini una persona pratica con costanza: ha uno scopo chiaro, ha un piano, fa almeno un'azione concreta al giorno, condivide gli obiettivi con altri, sente ogni giorno chi la guida, chiede referenze, si forma. Non conta chi dice di esserci, conta chi c'è.
Errore da evitare
Giudicare le persone solo dai numeri del mese. I risultati si costruiscono. Chi guarda solo i numeri pensa a breve.
Fonti: appunti di una giornata di formazione sulla gestione del tempo e dei collaboratori; appunti di formazione, 2021. 6 min di lettura.