Cosa c'è dietro
Una guida lavora su 3 pilastri: la mentalità, i valori, le competenze. Il primo è il più difficile, perché viene da lontano. Da bambini, se piangevamo, qualcuno arrivava a risolvere. Molti adulti si aspettano ancora la stessa cosa. E la mentalità sbagliata per eccellenza è pensare a breve.
In un evento di formazione sono state raccontate le regole con cui un allenatore di pallavolo tra i più vincenti in Italia costruisce le sue squadre. Sono regole di atteggiamento, non di tecnica. Per questo si adattano a qualsiasi gruppo.
Le 14 regole
- Se indossi questa maglia hai qualcosa di speciale.
- Il benessere inizia dicendo "noi", il malessere dicendo "io".
- L'unica regola è spingere sempre al 100%. Se il corpo non ce la fa, il 100% lo dai con il resto: la voce, il sorriso, l'energia.
- Facciamo ogni giorno piccoli miglioramenti che sembrano insignificanti. Fatti con costanza, portano risultati straordinari. Le cose straordinarie sono cose normali fatte bene tutti i giorni.
- Combattiamo il virus del "era solo una palla". Non è mai solo una palla. Quello che separa i campioni dai bravini non è la tecnica: i campioni si arrabbiano anche per l'errore che nessuno nota.
- Amiamo la pressione. È un privilegio che ci siamo guadagnati. Per morire non serve che si fermi il cuore: basta fare tutti i giorni uguali.
- Diventiamo bravi a fare le cose che non ci piacciono.
- Siamo umili in allenamento e sicuri in partita. In allenamento si ascolta per imparare, non per rispondere.
- Giochiamo per vincere, dalle cose di base alle più importanti.
- Sappiamo di essere esposti. Una faccia scura contagia tante persone, e lo stesso fa una faccia serena. I problemi personali restano fuori.
- Sorridiamo sempre.
- Vogliamo sempre di più. Una vetta serve a vedere la prossima, più alta. Chi si accontenta smette di vivere e comincia a esistere. E nessuno è felice da solo: serve un obiettivo, e serve qualcuno con cui raggiungerlo.
- Siamo una famiglia, e troviamo ogni occasione per essere grati.
- Siamo i migliori al mondo a imparare dalla sconfitta. A volte vinco, a volte imparo. La differenza tra un errore e un'esperienza è l'uso che ne fai.
Crisi di risultati sì, di atteggiamento no
Vale per tutti, titolari e panchina, capitano e allenatore: una crisi di risultati si accetta, una crisi di atteggiamento no. Un mese senza numeri capita. Un mese di ritardi, lamentele e telefonate saltate è una scelta.
Vince chi resta quando è complicato. Andare via quando perdi non è cambiare strada: è scappare.
Il carattere si vede nel fango
Una guida si misura da come affronta le difficoltà. Serve saper sognare in grande anche quando sei nel fango fino al collo. E serve umiltà: è l'umiltà, non l'orgoglio, che fa crescere.
Da zero a guida è una corsa a ostacoli: credere in te e darti una visione, imparare sempre, ragionare da imprenditore, costruire le relazioni giuste, tenere alta la motivazione. L'ultimo ostacolo è ispirare e guidare gli altri.
Le abitudini girano in tondo
Perdere può diventare un'abitudine: una volta che hai mollato, la volta dopo ti viene più facile. Anche vincere è un'abitudine, ed è migliore.
C'è un ciclo che si sente spesso: tempi buoni creano persone deboli, persone deboli creano tempi difficili, tempi difficili creano persone forti, persone forti creano tempi buoni. La lezione per un gruppo è diventare forti mentre le cose vanno bene, senza aspettare la crisi.
Il resto lo fa l'esempio. Se vuoi che il gruppo sia costante, sii costante tu per primo: vedi Farsi seguire senza dare ordini.
Errore da evitare
Appendere le regole al muro e poi tollerare il primo "era solo una". Una regola che non difendi la prima volta che viene ignorata smette di esistere. Scegline poche e difendile tutte.
Fonte: appunti di formazione sulla leadership. 3 min di lettura.